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Siloe | 016 Franco Marcoaldi
legge Il mondo sia lodato

Venerdì 8 luglio ore 21.30. Lettura concerto, alla fisarmonica Ivano Battiston.

s’affretta l’onda spinge
biancheggia oscilla geme
percuote non s’arrende incalza,

mentre fa resistenza al vento
l’ingobbito ulivo che il secolo
ha muschiato, il pino
a viva forza pettinato

Il poeta Franco Marcoaldi

Il poeta Franco Marcoaldi

Soltanto un poeta poteva compiere oggi l’azzardo di una lode del mondo, basata sull’immaginazione e sulla sensibilità. Tornando alla forma già sperimentata del poemetto, Franco Marcoaldi sviluppa un flusso verbale dal ritmo incalzante che orchestra i temi della vita quotidiana e dello spirito in un rimando continuo dall’universo naturale al mondo storico, dall’autobiografia alla letteratura in una libera e viva scorribanda nei territori del pensiero analogico. All’apparenza Il mondo sia lodato è una preghiera laica di intonazione francescana sulla bellezza e la meraviglia del creato. In realtà Marcoaldi loda il mondo nonostante gli infiniti turbamenti in cui incorre chi lo abita, e proprio quel nonostante è l’anima nascosta del libro. Nel suo procedere, il poemetto attraversa l’amarezza delle cose umane nella loro vicissitudine di violenza, malattia, depressione, morte, ma incontra anche il demone erotico, e con esso il sogno, la fantasia, e i libri e le figure del passato che illuminano il presente. Se l’invocazione di lode resiste come un mantra è per lo sforzo generoso di una pietas consapevole e di un’attenzione costante alle pieghe infinite e alle corrispondenze sotterranee dell’esistenza. Cosí il poemetto che loda il mondo si fa mondo, e convoca in coro altre voci, altri poeti, altri pensatori, in una ridda di rimandi e citazioni che immancabilmente si accordano nell’antifona ricorrente: «Mondo, ti devo lodare». Espressione ultima ed estrema di umiltà e gratitudine nei confronti della vita.

Ospite del SiloeFF | 016 Salvatore Striano

Sabato 9 luglio ore 18 | La Tempesta di Sasà
“Ride delle cicatrici chi non è mai stato ferito.” William Shakespeare, Romeo e Giulietta.

Salvatore Striano

Foto di Tiziana Mastropasqua

Nella vita possiamo perderci, e molto spesso ci perdiamo. Ma non è mai per sempre. Salvatore Striano a quattordici anni aveva la guerra in testa, la cocaina nel sangue e due pistole infilate nei calzoni. Era uno dei leader delle Teste matte, una banda di ragazzini terribili che si sono fatti camorristi per difendersi dalla camorra. Vita di strada, anni di sangue. Poi il carcere, non ancora trentenne. Un destino segnato, il suo. Invece è proprio dal punto più basso e disperato che la vita stravolge. Grazie a un amore che resiste nonostante tutto. Grazie alla scoperta magica dei libri e della letteratura, di Shakespeare che inizia a scorrergli nelle vene come una droga che non uccide ma salva. Proprio lui che a scuola non ci è mai andato.
Al Siloe per raccontare la sua rinascita, dall’inferno del carcere spagnolo di Valdemoro (Madrid), passando per Rebibbia e diventando, oggi, uno dei più sorprendenti e stimati attori italiani. Una storia che parla di noi, della paura di cadere e, se cadiamo, di non farcela a rialzarci, di tradimento, perdono, vendetta, dell’irresistibile desiderio di libertà, dei sentimenti lieti e tristi che ci accompagnano quando viviamo davvero e del deserto che invece ci governa quando ci lasciamo vivere pensando che sia già tutto deciso, chissà da chi e chissà dove.

Il potere delle parole e della letteratura, l’amore che può cambiare la vita. Sasà ne è la prova vivente.

Salvatore Striano (1972) è stato un camorrista per Matteo Garrone (Gomorra), un rapinatore per Guido Lombardi (Take five) e molti altri personaggi, al cinema e in tv. Nel 2012 arriva la consacrazione, con il film Cesare deve morire, tratto dal Giulio Cesare di Shakespeare (Orso d’oro al Festival di Berlino).

FINALISTI TERZA EDIZIONE SiloeFF | 016

Quest’anno la commissione ha deciso di portare al festival non 10, come indicato nel bando, ma 12 film finalisti. La decisione presa all’unanimità è risultato dell’attenta analisi dei tanti film interessanti arrivati quest’anno.

Cinque film italiani, tre tedeschi, uno russo, uno spagnolo, uno inglese e uno tedesco in lingua araba.
La compagine italiana è rappresentata da autori affermati come Hermes Mangialardo, Simone Massi, Andrea Zambelli già vincitori di numerosi festival internazionali, Alessandro Capitani vincitore del David di Donatello 2016 con Bellissima e Cristina Ki Casini vincitrice del Globo d’oro 2016 con Tra le dita, film presenti al SiloeFF | 016. Questa edizione, rispetto alle precedenti, avrà il connotato evidente dell’internazionalità, un valore aggiunto che è, nella pratica, l’incontro con l’altro, tema di quest’anno.

FINALISTI | 016

- Animo resistente di Simone Massi (5′)
- Bellissima di Alessandro Capitani (12′)
- Frontiers (Fuori concorso) di Hermes Mangialardo (2′)
- La voz del agua di Álvaro Elías (19′)
- Neverland Now di Georg Pelzer (19′)
- One day in July di Hermes Mangialardo (2′)
- Rino, la mia ascia di guerra di Andrea Zambelli (55′)
- Sparrows and snorkels di Elena Brotschi (15′)
- The Culprit di Michael Rittmannsberger (3′)
- Tra le dita di Cristina Ki Casini (15′)
- Venice di Venetia Taylor (4′)
- We could have, we sholld have, we didn’t di David M. Lorenz (12′)
- You dreamt you were happy di Ivana Škrabalo (21′)

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