Si è parlato de “La figura di Cristo nelle arti visive” al Siloe Film Festival con il direttore artistico Federico Pontiggia.

L’argomento evangelico fece subito presa al cinema da ‘Cristo che cammina sulle acque’ di Georges Méliès nel lontano 1899 o al primo film italiano su Gesù ‘Passione’ del 1900. Risale invece al 1902-1907 il primo lungometraggio sul tema ovvero ‘La passione e la vita di Gesù Cristo’ di Ferdinand Zecca.
Tanti i titoli citati e i vari spezzoni di film proiettati nel corso dell’incontro. Da quelli hollywoodiani, poiché Hollywood si “appropriò” continuamente della figura di Cristo in chiave spettacolare contando sul prevedibile successo al box office di questi biopic alla trasposizione cinematografica del celebre musical di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice, ‘Jesus Christ Superstar’ (1973) diretto da Norman Jewison che accoglie i fermenti anticonformisti e pacifisti della cultura hippy fino alla rilettura parodistica di ‘Brian di Nazareth’ (1979) di Terry Jones in cui i Monty Python sfogano la propria ferocia iconoclasta.
In ambito italiano l’approccio alla vita di Gesù è declinato da diversi registi: da Rossellini con ‘Il messia’ (1975), un film dichiaratamente didattico, al ‘Gesù di Nazareth’ di Franco Zeffirelli.

Su tutti spicca la visione di Pier Paolo Pasolini già con ‘La ricotta’, episodio del film collettivo ‘Ro. Go. Pa. G’ (1963) in cui Gesù diviene un “povero cristo”, un sottoproletario costretto a confrontarsi quotidianamente con la fame e la disperazione. Condannato dallo stato italiano per vilipendio alla religione Pasolini ritornerà l’anno successivo sull’argomento firmando il più bel film tratto dai Vangeli ovvero ‘Il Vangelo secondo Matteo’. Sulla stessa strada di Pasolini si colloca per certi versi anche ‘Il diario di un curato di campagna’ di Robert Bresson.
Tra i film citati anche ‘L’ultima tentazione di Cristo’ di Martin Scorsese; ‘I giardini dell’Eden’ di Alessandro D’Alatri (1998); ‘Totò che visse due volte’ di Daniele Ciprì e Franco Maresco (1998) fino a ‘Il cattivo tenente’ di Abel Ferrara (1992).